
stampa fotografica montata su alluminio
2000, ed 1/3
a cura di Marco Scotini
Nello slang degli immigrati asiatici a New York l'espressione Cuchy Job designa il lavoro nero, ma pagato "bene".
Le opere raccolte in Cuchy Job sono accomunate dalla rappresentazione di un aspetto ignoto se non rimosso dell'arte contemporanea. In una prospettiva materialista si guarda al lavoro necessario per la produzione dell'arte e si mostrano le condizioni materiali, i rapporti sociali alla base di questa produzione. L'esposizione, descrivendo le condizioni materiali di produzione dell'arte in forma di merce, rende visibile la divisione sociale del lavoro alla base del processo produttivo, la suddivisione di questo processo produttivo in compiti occultati e subordinati al trionfo dell'artista sul mercato.
Cuchy Job e' un omaggio alla forza-lavoro espropriata, al suo costo irrisorio depositato nel capitale simbolico ed economico dell'arte contemporanea che riproduce i rapporti sociali propri di un'economia capitalista.
Kristin Oppenheim, Ugo Rondinone, Rosemarie Trockel, Julian Opie, Thomas Hirschhorn, Jessica Diamond, Heimo Zobernig, Gianni Motti, Robert Barry, Lily van der Stokker, Sylvie Fleury, Nancy Rubin, Karen Kilimnik, Maurizio Cattelan, Philippe Parreno, Rirkrit Tiravanija
La mostra rimarrà aperta fino al 10 dicembre 2000.
Inaugurazione: mercoledi' 25 ottobre 2000 - ore 18,30
25 ottobre - 10 dicembre 2000