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Pavel Braila
Chisinau - City difficoult to pronounce

2010, colour, sound, 18'9", without dialogue

Pavel Braila
kick-off

a cura di Fabiola Naldi e Alessandra Pioselli

La galleria Artra presenta la prima mostra personale in Italia di Pavel Braila, a cura di Fabiola Naldi e Alessandra Pioselli, che si terrà dal 9 novembre al 7 dicembre 2010.

Artista poliedrico nell’uso dei mezzi e linguaggi, dal video alla performance, dal neon alla pittura, Pavel Braila mette al centro della sua ricerca la realtà della Moldavia nell’era post sovietica e la sua incerta identità. Come si pronuncia Chisinau? Schischino in francese, Shizinau in tedesco, Kishiniov in russo, ki?i’n?w in rumeno e moldavo. A partire dal nome “impronunciabile” della capitale della Moldavia, il paese d’origine di Pavel Braila, si sviluppa il video Chisinau - City Difficult to Pronounce (2010), presentato per la prima volta da Artra e prima parte del progetto Odyssey MD-2010 che l’artista sta portando avanti sulla storia di un paese in profonda trasformazione.

La Moldavia post sovietica ha smesso di essere raccontata: dal 1986 l’Archivio Nazionale del paese, che per lunghi decenni sotto l’Unione Sovietica ne ha sistematicamente documentato la vita pubblica e quotidiana attraverso film e fotografie, ha smesso di farlo come se il paese avesse smesso di esistere, fosse scomparso dalla Storia. Il progetto in progress Odyssey MD-2010 intende documentare un anno di vita in Moldavia, per supplire alla rimozione e alle mancanze della memoria della piccola repubblica che negli ultimi venticinque anni ha attraversato radicali cambiamenti.

Nell’identità mutevole di una nazione si rispecchia la difficoltà di orientare le identità dei singoli, e la storia di un paese si riflette nell’identità personale. Il tema si intreccia nel lavoro di Pavel Braila alla riflessione sui modi di documentare, archiviare e narrare la realtà. I due livelli si intrecciano continuamente nel suo lavoro e in tutte le opere in mostra fino a toccare l’autobiografia, dai neon Fear is shorter than Fervour (2008) e Want (2008) ai video Kick Off (2010) e Recalling event (2001), fino alla serie di dipinti My father’s dreams (2008), ironica rappresentazione delle aspirazioni del padre dell’artista che l’avrebbe voluto, tra le altre cose, astronauta, smascherando nei sogni privati le visioni di un’epoca.  

Pavel Braila è nato a Chisinau (Moldavia) nel 1971. Vive e lavora tra Chisinau e Berlino.
Nel 2002 ha partecipato a  Documenta 11 con il video Shoes for Europe.
Ha esposto in numerose mostre collettive e personali. Tra le mostre personali: 2010, National Museum Brukenthal, Romania; 2009, Jan Dhaese, Gent; 2008, Yvon Lambert Paris; 2007, Neue Nationalgalerie, Berlin; Stedelijk Museum Schiedam, Schiedam, The Netherlands; Kiasma - Museum of Contemporary Art, Helsinki; 2006 Baltic Art Center, Visby; Galerie Im Taxispalais, Innsbruck; Jan Dhaese, Gent; 2005 MIT List Visual Arts Center, Boston; Baltic Art Center, Visby, Sweden; List Visual Arts Center, Cambridge, Massachusetts USA; 2004, Yvon Lambert, Paris, France; 2003, Kunstbuero, Wien, Austria; 2001 Knstbuero, Vienna.

 

segue testo critico di / below critical text by Andris Brinkmanis
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Edipo tradito – I progetti perduti della storia

La prima mostra personale Italiana "My father's dreams" di Pavel Braila, che viene presentata ora presso la galleria ARTRA di Milano, non è altro che una cartografia. Una cartografia che rileva i desideri (le volontà del padre) e, allo stesso tempo, una cartografia che indica le vie di fuga, le possibili vie d'uscita (le non-volontà del figlio di realizzare alcuna di esse). Potremmo anche aggiungere: i vicoli senza uscita.

Noi che ci troviamo al centro di questo strano dispositivo o di questa cartografia superata dal tempo ci troviamo come in una galleria di specchi distorti.

All'inizio ci sfuggono le regole e il significato. Sì, ci sono dei quadri - nei quali l’artista almeno virtualmente esplora l'immaginario di suo padre riservando a se stesso il ruolo principale. E’ altrettanto vero che i quadri realisti sono realizzati da due pittori professionisti e commerciali (amici di Braila stesso). Ma sono tutti dettagli, visto che questo gioco funziona secondo un meccanismo di rimandi e riflessi speculari ben preciso.

Ma dove è il tradimento, e di che cartografia si tratta?

Sarebbe quasi banale - visto che si tratta dei desideri di un padre e della mostra del figlio che li mette in scena - affrontare questo progetto secondo il canone psicoanalitico occidentale. Ma non dobbiamo cadere in questa trappola. Qui il quadro storico, sociale, politico non fa soltanto da sottofondo. E’ invece una parte fondamentale dell’opera, senza quale la lettura di questa mostra non può risultare che incompleta.   
 
Se si tratta di un “Edipo tradito” è perché il triangolo familiare dell'artista è stato investito da così numerosi salti e rotture, tale da annullare ogni idea della continuità storica, politica, culturale. Così la versione edipica salta - entra in un ritornello senza fine, non lasciando altro terreno stabile oltre alla memoria e al desiderio.   

L'imperativo paterno – “io vorrei che tu facessi questo” ha perso qui la sua autorità, diventando quasi grottesco. E tragicomico appare anche qui - visto che sia il padre che il figlio hanno fatto parte della stessa schizofrenia del nostro fine secolo. Un preciso momento che ha visto crollare soprattutto il progetto d’emancipazione socialista.

Dobbiamo sempre tenerlo in mente guardando questa cartografia dei desideri "fuori data". Se questa mappatura una volta permetteva di leggere non soltanto i limiti dell’impero ma anche delle sue leggi, abitudini e luoghi comuni, oggi essa è diventata soltanto una mappa storica, di un territorio non più esistente, riflesso d’immaginari scaduti e per la lettura del quale dobbiamo trovare nuove lenti.

Direi che il gesto di Braila non è ne nostalgico, nè un tentativo di riconciliazione. La sua è una vera e propria opera minore, come lo intendevano Deleuze e Guattari parlando di Kafka, secondo cui: "Il secondo carattere delle letterature minori consiste nel fatto che in esse tutto è politica. Nelle "grandi" letterature, invece, il fatto individuale (familiare, coniugale, ecc.) tende a congiungersi con altri fatti altrettanto individuali, mentre il contesto sociale serve soltanto da contorno e sfondo; ne deriva che nessuno dei fatti edipici in particolare è indispensabile, o assolutamente necessario, ma tutti "fanno blocco" in uno spazio allargato. La letteratura minore è tutta diversa: l'eseguità del suo spazio fa si che ogni fatto individuale sia immediatamente innestato sulla politica. Il fatto individuale diviene quindi tanto più necessario, indispensabile, ingrandito al microscopio, quanto più in esso si agita una storia ben diversa. In questo senso, appunto, il triangolo familiare si connette con altri triangoli, commerciali, economici, burocratici, giuridici, che ne determinano i valori. Quando Kafka indica fra gli scopi di una letteratura minore "l'epurazione del conflitto che oppone padri e figli e la possibilità di discuterne", il suo non è un fantasma edipico ma un programma politico".  e come scrive lo stesso Kafka nei suoi diari ."La letteratura (arte in questo caso) non riguarda tanto la storia letteraria quanto il popolo".

Anche qui in mezzo a questi quadri di un “realismo” superato e alla scritta al neon, Want, ci troviamo dentro un dispositivo di un’arte minore. Questo dispositivo ci racconta tramite una storia privata la storia di un intero territorio, dei suoi stereotipi, sogni, desideri, perdita d'identità e di un acuto tentativo di ritrovarla identificandosi con l'altri immaginari ancora non esplorati. Se per l’intero periodo della guerra fredda l'occidente era il fuori per il mondo Sovietico e il comunismo il fuori di quello Occidentale - qui si tratta di una riflessione nello spazio di oggi che ha annullato i principali antagonismi.
 
Braila ha sempre mostrato un’attenzione particolare a questi dettagli. Questo magari deriva dai suoi studi di ingegnere o magari dalla passione per la fotografia - grazie alla quale lui diventa l'artista. La perdita d'identità, la perdita della storia, la memoria sono sempre al centro delle sue indagini, ma in questo caso prendono una forma inaspettata – che richiede più attenzione del solito.  

Guardando questo gioco di specchi l'unica cosa che non mi rimane chiara: come l'artista potrebbe spiegare la parola want invece di quella che mi verrebbe in mente - cioè desiderio? Magari dopo tale tradimento (anche dopo aver esplorato il contesto occidentale) non rimane altro che seguire il drive infinito del volere - ma cosa?

                                                                                                        Andris Brinkmanis

 

english texts

 

ARTRA gallery presents Pavel Braila’s first solo exhibition in Italy. Curated by Fabiola Naldi and Alessandra Pioselli it will run from 9 November to 7 December 2010.

A multifaceted artist in his use of media and languages, which include video, performance, neon and painting, the main focus of Pavel Braila’s art is the situation in Moldova in the post-Soviet era and its uncertain identity. How do you pronounce Chisinau? In French it’s Schischino, in German Shizinau, in Russian Kishiniov, and in Romanian and Moldovan ‘ki?i'n?w’. The ‘unpronounceable’ name of the capital of Moldova, Pavel Braila’s native country, is the point of departure for the video Chisinau - City Difficult to Pronounce (2010), which is presented for the first time by ARTRA, and represents the first part of Odyssey MD-2010, the project the artist is developing on the history of a country in the midst of profound transformation.

Post-Soviet Moldova is no longer being chronicled: since 1986 the country’s National Archive, which for many decades under the Soviet Union systematically documented daily and public life through film and photographs, has stopped doing so as if the country had ceased to exist, as if it had disappeared from History. The intention of the project in progress, Odyssey MD-2010, is to document a year in the life of Moldova to compensate for the removal and lack of memory of the small republic, which has undergone radical changes over the past quarter of a century.
 
The changing identity of a nation is mirrored in the difficulty of orienting the identities of single individuals, and the history of a country is reflected in personal identity. The theme weaves it way through Pavel Braila’s work in the form of a reflection on ways to document, archive and narrate reality. The two levels continually intertwine in his work, and in all the pieces on show, until they reach autobiography, from the neon works Fear is Shorter than Fervour (2008) and Want (2008) to the videos Kick Off (2010) and Recalling Events (2001), up to the series of paintings My Father's Dreams (2008), an ironic representation of the aspirations of the artist's father, who would have liked his son to have been, among other things, an astronaut, in this way exposing the visions of an era in private dreams.


Pavel Braila was born in Chisinau (Moldova) in 1971. He lives and works in Berlin and Chisinau.
In 2002 he participated in Documenta 11, with the video Shoes for Europe.
He has participated in numerous solo and group exhibitions. Among his solo exhibitions:  2010 Pavel Braila, National Museum Brukenthal, Romania; "Kick-Off” Artra, Milan; 2009 “Source”, Jan Dhaese, Gent; 2008 Want, Yvon Lambert Paris; 2007 Baron’s Hill, Neue Nationalgalerie, Berlin;  Stedelijk Museum Schiedam, Schiedam, The Netherlands;  Kiasma - Museum of Contemporary Art, Helsinki; 2006 Baltic Art Center, Visby; Galerie Im Taxispalais, Innsbruck; “Slow Poetry of Life Performance”, Jan Dhaese, Gent; 2005 MIT List Visual Arts Center, Boston; Shoes for Europe, Baltic Art Center, Visby, Sweden; List Visual Arts Center, Cambridge, Massachusetts USA; 2004 33 Revolutions Per Minute, Yvon Lambert, Paris, France; 2003 Performance white or Pale Unfinished Thoughts, Kunstbuero, Wien , Austria.

 

 

Oedipus Betrayed – History’s lost projects


Given that the subject is a father’s desires and an exhibition by the son in which they are presented, it would be almost predictable to approach this project according to the Western psychoanalytic canon. But we must not fall into this trap. Here, the historical, social and political picture is not merely a background, but an essential part of the work, without which an understanding of this show is bound to be incomplete.
 
If this is an “Oedipus betrayed” it is because the artist’s family triangle has been assailed by so many leaps and breaks, enough to destroy any notion of historical, political or cultural continuity. Thus the oedipal version is invalidated – it joins an endless refrain, leaving no stable terrain behind other than memory and desire.

The paternal imperative here ¬– “I want you to do this” – has lost its authority and become almost grotesque. It even seems tragicomic, given that both father and son were part of the same schizophrenia that marked the end of the last century. A precise moment which, more than anything, saw the collapse of the plan for socialist emancipation.

When looking at this map, we must always keep in mind desires that are “out of date”. If at one time this mapping offered not only a reading of the extent of the empire but also its laws, customs and stereotypes, all it is today is an historical map of a territory that no longer exists; a reflection of obsolete imaginations that we have to find new lenses to read.

I would say that Braila’s gesture is neither nostalgic nor an attempt at reconciliation. His is truly a minor work, in the way Deleuze and Guattari intended when speaking of Kafka, according to whom: “The second characteristic of minor literatures is that everything in them is political. In major literatures, in contrast, the individual concern (familial, marital, and so on) joins with other no less individual concerns, the social milieu serving as a mere environment or a background; this is so much the case that none of these Oedipal intrigues are specifically indispensable or absolutely necessary but all become as one in a large space. Minor literature is completely different; its cramped space forces each individual intrigue to connect immediately to politics. The individual concern thus becomes all the more necessary, indispensable, magnified, because a whole other story is vibrating within it. In this way, the family triangle connects to other triangles—commercial, economic, bureaucratic, juridical-that determine its values. When Kafka indicates that one of the goals of a minor literature is the "purification of the conflict that opposes father and son and the possibility of discussing that conflict," it isn't a question of an Oedipal phantasm but of a political program .And as Kafka himself wrote in his diaries: “Literature  (art in this case) is less a concern of literary history, than of the people. "

Here, too, amid these pictures of an outmoded “realism” and the neon sign, “WANT”, we find ourselves inside a device of minor art. By utilizing a private story, this device tells us the story of a whole nation: its stereotypes, dreams, desires, loss of identity and of a keen effort to find this history by identifying itself with other imaginations not yet explored. If during the entire period of the Cold War the West represented the outside for the Soviet world and communism was the outside for the West, then here we are dealing with a reflection in today’s space that has ended the major antagonisms.
 
Braila has always paid particular attention to these details. Perhaps this stems from his studies as an engineer or perhaps from his passion for photography, thanks to which he became an artist. The loss of identity, the loss of history and memory are always at the centre of his investigations, but in this case they take an unexpected form, one that requires greater attention than usual.

Looking at this game of mirrors, the one thing that remains unclear to me is how the artist might explain the word want instead of the word that comes to my mind; namely, desire? Maybe after this betrayals (also after having explored the Western context) there’s nothing left but to follow the endless drive of wanting – but what?

                                                                                                    Andris Brinkmanis


 

 

08 novembre - 09 dicembre 2010