
vista della mostra
galleria artra
a cura di Marco Scotini
Reduce dalle trattative per contendere l'affitto annuale di Guantanamo agli Stati Uniti presso il Centre Culturel Suisse di Parigi, Gianni Motti approda ora a Milano con una nuova 'iniziativa' a sorpresa. Essere 'nel luogo sbagliato al momento giusto' e' la strategia che informa ogni suo progetto per cui recentemente lo abbiamo visto alla televisione francese, incappucciato e legato alla maniera dei prigionieri iracheni, nelle gradinate del Roland-Garros.
Gianni Motti e' sicuramente un autore politico per costituzione, se con questo termine si indica chi si caratterizza per la partecipazione alla vita sociale e alla sfera pubblica. Dietro il gioco irriverente e le situazioni assurde che, ogni volta, si diverte a provocare, la pratica artistica di Motti e' precisa: esatta. Sia che rivendichi, alla maniera dei terroristi, un terremoto a Los Angeles, sia che inviti ad assistere alla caduta di meteoriti o ad un'eclissi lunare, la sua attitudine e' quella che, piu' di ogni altra, si qualifica politicamente
Non c'e' nulla di naturale: tutto e' sociale. Motti non produce, non
teorizza ma presuppone e, ogni volta, ripristina uno spazio pubblico,
le condizioni di uno spazio sociale. Se cio' non fosse, il suo
provocare disturbo negli eventi, sarebbe puramente cinico e
spettacolare. Al contrario Motti o, meglio, la sua pratica di
abusivismo permanente (i suoi eventi pubblici readymade) indicano un
metodo, danno forma ad una condotta, creano opposizione e resistenza.
Ecco che per questa occasione milanese lo vediamo annunciato da un
flyer natalizio, con gli auguri per l'anno nuovo, anche se c'e' una
piccola anomalia: il font e' arabo!.
10 ottobre - 20 dicembre 2003